Il lavoro ai tempi del Coronavirus

10 Marzo 2020 - Suitex

L’attuale epidemia che sta coinvolgendo l’Italia, Covid-19, tanto grave da spingere il Governo a limitare a “zona rossa” due delle principali Regioni del Nord, Lombardia e Veneto, ha costretto a rivedere totalmente gli assetti sociali e l’organizzazione delle aziende sull’intero territorio nazionale. Al grido univoco di “state a casa”, molte professionalità hanno dovuto reinventarsi e riassettare il proprio modo di concepire il lavoro. Sappiamo però che i tempi di crisi portano sempre con sé grandi cambiamenti. Per l’Italia, il cambiamento principale sarà la riscoperta del valore dello Smart Working.

Prima di addentrarci in questa discussione, partiamo da alcuni dati, che ci aiutano a meglio comprendere il contesto. L’Italia è un Paese caratterizzato da una prevalenza di PMI. Secondo i dati ISTAT, nel 2019, esse costituivano addirittura il 92% del totale delle aziende. Inoltre, le società di capitali rappresentano il 9% del totale; al contrario, le imprese individuali sono il 71%. Ciò significa che, a differenza di altri Paesi, anche solo in Europa, il nostro è più reticente all’innovazione per questioni strutturali, economiche e culturali.

Il lavoro agile (o Smart Working) è stato introdotto ufficialmente con la Legge n.81 del 22 Maggio 2017 e definisce una «una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro».

Da un punto di vista normativo, è stato invece il decreto attuativo del 23 febbraio 2020 n.6, recante le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica, a favorire l’adozione dello Smart Working, attuabile sin da subito senza accordo preventivo col dipendente.

Secondo i dati più recenti di Eurostat, i lavoratori dipendenti potenzialmente occupabili nello Smart Working sono più di 8 milioni. Tuttavia, nel 2018 solo l’11,6% dei lavoratori europei praticava Smart Working e in Italia la percentuale si ferma al 2%, risultando tra le più basse d’Europa.

Quali sono i benefici da parte di azienda e lavoratore nell’attuare una politica di Smart Working? Numerosi studi hanno dimostrato un forte incremento del commitment da parte del lavoratore, che restando a casa riesce perfettamente a coniugare vita professionale e personale, in un’ottica di worklife balance. Inoltre, attraverso questa modalità di lavoro, sono maggiormente attuabili le politiche di inclusione, ossia è possibile assumere in maggior numero alcune categorie solitamente “ghettizzate” dalle aziende, tra cui le neo-mamme e gli studenti lavoratori, permettendo loro di portare avanti con successo entrambi gli aspetti della loro vita.

Una piccola nota. Per chi non è abituato a lavorare da casa, senza interazioni con terzi se non tramite PC, un aspetto importante da curare è: cosa indossare? Non si tratta di una questione marginale, poiché il rischio di lavorare tutto il giorno in pigiama alla scrivania può portare a prendersi meno cura di sé stessi e tutto questo in pochi giorni può incidere su produttività e fatturato.

Oggi, a causa dell’emergenza che stiamo vivendo, ricorrere allo Smart Working non è più solo un’opzione tra le tante, ma la soluzione affinché l’economia italiana non si arresti, ma possa ripartire più forte di prima.

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